La resilienza nel lavoro

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È quasi un dato di fatto che le persone troveranno difficoltà nel loro ambiente lavorativo, la capacità di andare avanti e trovare soluzioni diverse ed efficaci sono essenziali per ottenere risultati soddisfacenti. A grandi linee, la resilienza si riferisce a questo aspetto, ed è di grande utilità e importanza conoscere quanto resilienti siano i collaboratori, e se necessario, sviluppare questo aspetto in loro.

La resilienza si riferisce alla capacità di una persona di superare le avversità, alla flessibilità per adattarsi ai cambiamenti in maniera creativa. In questo modo, una difficoltà si trasforma in opportunità di apprendimento, crescita e sviluppo personale.

Andando nel dettaglio, l’aspetto determinante delle persone resilienti è la loro abilità di non focalizzarsi sui sentimenti negativi, bensì nei problemi. Una volta concentrati nei problemi, si sforzano per risolverli. Secondo la Fondazione di Psicologi del Canada, si tratta di persone con diversi tipi di risorse:

  • sociali: possono chiedere supporto o consiglio ad altre persone;
  • emotive: capiscono i sentimenti propri e altrui;
  • competenti: sono persona qualificate per risolvere problemi;
  • ottimiste: un approccio che permette di prepararsi per il peggio, ma aspettando il meglio;
  • abilità di superamento: strategie per gestire lo stress e la frustrazione.

Importante in qualsiasi livello
Tanto le persone che occupano mansioni di comando come quelle che lavorano in attività operative, cioè tutti i collaboratori di una azienda, dovrebbero sviluppare le loro capacità di resilienza. Senza tenere conto del ruolo che occupano all’interno, lo stress, le difficoltà e i cambiamenti saranno sempre presenti. La resilienza è fondamentale nel momento nel quale si devono superare ostacoli.

Come promuovere la resilienza
La prima cosa da fare è misurare il livello di questa capacità nei collaboratori, facendo una diagnosi specifica. Se invece si tratta di persone da selezionare, sarebbe opportuno includere metodi di valutazione che ci permettano di capire il livello di resilienza della persona. L’Assessment PDA International è sicuramente uno strumento che ci aiuta a conoscere il profilo comportamentale della persona, così come capire il livello di resilienza. Con queste informazioni e, essendo a conoscenza delle necessità specifiche, si può procedere a creare un piano di azione e di sviluppo specifico.
In linea di massima, le strategie che alcune aziende hanno utilizzato per promuovere la resilienza sono:

  • favorire il contatto diretto tra i collaboratori dell’azienda, promuovendo la cooperazione, convivenza e supporto mutuo;
  • creare politiche accettate da tutti;
  • stabilire obiettivi chiari e possibili da raggiungere, che favoriscano l’impegno verso i risultati aziendali;
  • tenere in considerazione le opinioni di tutti al momento di prendere decisioni;
  • dare alle persone una certa libertà per risolvere i problemi;
  • creare e mettere in pratica programmi per apprendere come gestire lo stress.

Come detto in precedenza, la resilienza è promuovere l’adattamento e, allo stesso tempo, creare un ambiente di lavoro positivo nel quale si possano diminuire, dove possibile, le fonti di stress.

Ci interessa conoscere la tua esperienza. Come hai diagnosticato la resilienza? Come aiuti le persone a lavorare sulla resilienza?

6 pensieri su “La resilienza nel lavoro

  • Tutto si fonda sul coraggio nel re-inventarsi e incoraggiare a re-inevntarsi, a mio avviso. Ci credo molto, lo sto sperimentando su me stesso. Cambiare perché se ne sente l’esigenza non basta, se non si ha il coraggio di farlo. Nel mio piccolo, incoraggio i miei collaboratori sia delegando (cum grano salis), sia discutendo. Sentirsi membri di un equipaggio che naviga in mare verso altre mete, uscire dalla routine dando libero sfogo alla propria inventiva, incoraggiare. Ma anche riconoscere che laddove un collega ha una marcia in più, lasciargli strada. Condividere il cambiamento. Neanche troppo difficile, se si è convinti.

    • Complimenti Cesare! Concordo con il tuo punto di vista, si tratta di diventare artefici del cambiamento. E’ una decisione che siamo chiamati a prendere. Ed ogni uno di noi, con il suo granello di sabbia può farlo!

  • Ciao Carolina, grazie per il tuo post.
    Sviluppare la capacità di distinguere le emozioni dal problema che le genera, ritengo sia l’aspetto più interessante.
    Questa particolare competenza nasconde un potenziale enorme che se liberato permette di conoscere la persona attraverso la capacità di mettere in atto.
    Troppo spesso siamo in balia dei sentimenti e non riusciamo a conquistare la distanza che serve per procedere nella soluzione.
    Penso spesso alla mie false vertigini che ho scoperto tali dopo giorni di cammino in alta montagna, ne ho realizzato la natura (squisitamente emotiva) solo dopo essere stato troppo stanco per poter dedicare attenzione alla mia paura.
    Ero così stanco da dover mettere tutta la mia energia nel cammino, liberandomi dalle emozioni e scoprendone la loro natura.
    Buon cammino

    Fabio.

    • Grazie a te Fabio per aver condiviso questa tua esperienza! E’ vero… a volte ci carichiamo di così tante cose inutili che ci è difficile capire il vero potenziale che risiede in noi. Grazie ancora.

  • Grazie Carolina per il post. Riscontro nelle pratics che team e aziende resilienti producono risultati notevolmente superiori e sostenibili. È piuttosto logico. Non è tuttavia una consapevolezza diffusa. Dipende dal leader. Nella mentalità del capo invece non rientra questa consapevolezza. Buon lavoro

  • Oggi la resilienza è uno skill fondamentale per il successo. Serve però una impostazione aziendale di tipo aperto, con un clima collaborativo, senza timori di sbagliare, ma con competenze consolidate che diano sicurezza alle persone. Ed è una situazione che incrementa fortemente la produttività.
    Quando ho proposto questo tipo di soluzione per risolvere alcuni problemi ciò che ha permesso di continuare sono stati i risultati positivi ottenuti..Risultati che poi hanno rinforzato l’azione in una spirale positiva.

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